Collaborazioni e partnership

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Introduzione: collaborazioni e partnership, un’idea antica con nuova forza

Collaborare per crescere non è un’invenzione recente. 

Se guardiamo alla storia del commercio, già nel Medioevo le corporazioni artigiane si organizzavano in associazioni per condividere conoscenze, difendere interessi comuni e rafforzare la propria posizione sul mercato. 

Allo stesso modo, i mercanti delle città italiane o delle rotte commerciali del Nord Europa stipulavano accordi di mutuo sostegno, anticipando di secoli quello che oggi chiamiamo partnership strategica.

Nel marketing moderno, le collaborazioni tra imprese hanno iniziato a prendere forma negli anni ’50 e ’60, quando i primi colossi industriali si accorsero che unendo i propri marchi avrebbero potuto ampliare la base clienti. 

Un esempio pionieristico fu la collaborazione tra General Motors e Exxon per promuovere congiuntamente auto e carburanti, o quella tra Nike e Apple con il lancio del kit Nike+iPod (2006), che aprì la strada alle partnership cross-settore.

Dal punto di vista teorico, alcuni studiosi di marketing hanno contribuito a diffondere l’idea che “la competizione da sola non basta”. Il concetto di co-opetition (fusione di cooperation e competition), introdotto negli anni ’90 dagli studiosi Adam Brandenburger e Barry Nalebuff con l’omonimo libro Co-opetition, ha reso chiaro che le imprese possono crescere più rapidamente non solo sfidandosi, ma anche collaborando.

Non mancano gli studi scientifici: ricerche pubblicate su riviste come il Journal of Marketing e lo Strategic Management Journal hanno evidenziato che le alleanze strategiche permettono di ridurre i costi di acquisizione clienti, migliorare la reputazione e accelerare l’innovazione. 

Secondo una ricerca della Harvard Business Review, le aziende che sviluppano partnership hanno un tasso di crescita del 15-20% superiore rispetto a quelle che operano in totale isolamento.

Oggi, il concetto di partnership non riguarda più solo i colossi globali. 

Anche le PMI e le attività locali possono beneficiare enormemente di collaborazioni semplici ma efficaci: un bar che organizza eventi con una libreria, un’estetista che propone pacchetti con un parrucchiere, una palestra che lavora insieme a un nutrizionista. 

Sono strategie concrete, spesso a basso costo, che uniscono creatività e spirito di comunità, trasformando la concorrenza in sinergia.

Perché oggi le collaborazioni e partnership tra imprese locali sono una leva di crescita

Negli ultimi anni il mercato delle piccole e medie imprese è cambiato radicalmente. 

L’arrivo delle piattaforme digitali, l’aumento della concorrenza e la crescente richiesta di esperienze personalizzate da parte dei clienti hanno reso più difficile emergere da soli. 

Per un negozio di quartiere o un’attività locale non è più sufficiente avere un buon prodotto o un servizio di qualità: serve anche visibilità, fiducia e capacità di creare relazioni.

Ed è qui che entrano in gioco le collaborazioni. 

Quando due o più attività locali decidono di unire le forze, si moltiplicano le opportunità: si condividono i costi di comunicazione, si intercettano nuovi segmenti di pubblico, si rafforza il legame con la comunità. 

Un bar che ospita le presentazioni di una libreria non solo porta nuovi clienti tra i suoi tavolini, ma diventa anche un punto di riferimento culturale. 

Un’estetista che propone pacchetti insieme a un parrucchiere non si limita ad aumentare le vendite: offre alle clienti un’esperienza completa e memorabile.

Oggi, insomma, la vera forza di un’attività locale non sta nell’isolamento, ma nella capacità di tessere una rete di connessioni significative con chi la circonda. 

In un’epoca in cui i consumatori cercano autenticità, comunità e valore aggiunto, le partnership diventano un acceleratore naturale di crescita.

Dalla concorrenza alla sinergia: un cambio di mentalità

Per molto tempo le imprese hanno vissuto con l’idea che il vicino fosse soprattutto un concorrente: il bar dall’altra parte della piazza, il centro estetico a due strade di distanza, la palestra che apriva a pochi metri di distanza. 

Questa visione “a somma zero” ha portato tante attività a isolarsi, con il risultato di sprecare energie per difendere la propria fetta di mercato invece di cercare nuove opportunità.

Oggi però il contesto economico e sociale richiede un cambio di prospettiva: non più “io contro te”, ma “noi insieme per crescere”. 

Collaborare non significa rinunciare alla propria identità, ma creare sinergie dove ogni parte porta i propri punti di forza. 

Il cliente non percepisce la collaborazione come una fusione, bensì come un valore in più: più scelta, più comodità, più fiducia.

Passare dalla concorrenza alla sinergia è soprattutto un atto di coraggio imprenditoriale e di apertura mentale. 

Significa riconoscere che non si può essere forti in tutto, che condividere è meglio che duplicare, che insieme si diventa più credibili. 

Ed è proprio questa mentalità a fare la differenza tra chi rimane fermo e chi invece riesce ad attrarre clienti nuovi in modo costante e sostenibile.

Cosa sono le collaborazioni tra PMI e attività locali

Le collaborazioni tra piccole e medie imprese non sono altro che accordi, più o meno formali, che permettono a due o più attività di unire risorse, competenze e visibilità per raggiungere un obiettivo comune: attrarre nuovi clienti, aumentare il valore percepito dell’offerta e rafforzare il legame con il territorio.

Non si tratta necessariamente di fusioni o grandi operazioni commerciali: spesso le partnership locali nascono in modo semplice, con un evento condiviso, una promozione congiunta o una proposta pensata per offrire al cliente un’esperienza più completa.

Partnership strategiche vs. collaborazioni occasionali

Non tutte le collaborazioni hanno lo stesso peso.

Possiamo distinguerle in due categorie principali:

Collaborazioni occasionali:

Sono iniziative singole, nate per un evento o un periodo specifico. 

Ad esempio, un bar che organizza un “aperitivo letterario” in collaborazione con una libreria del quartiere, oppure una palestra che per un mese offre consulenze nutrizionali gratuite grazie a un professionista esterno. 

Sono collaborazioni a basso impegno, ideali per testare la sinergia tra partner e valutare la risposta dei clienti.

Partnership strategiche:

Sono alleanze più strutturate e di lungo periodo. 

Qui non si parla solo di un’iniziativa isolata, ma di una strategia integrata. 

Un caso concreto è quello di Starbucks e Spotify (2015): la catena di caffetterie ha stretto un accordo per permettere ai clienti di ascoltare playlist esclusive in negozio, rafforzando l’esperienza di brand. 

Su scala locale, possiamo immaginare un’estetista e un parrucchiere che decidono di creare pacchetti combinati per matrimoni o eventi, proponendosi insieme in modo continuativo.

La differenza sta nella visione: mentre le collaborazioni occasionali puntano sul “fare qualcosa insieme oggi”, le partnership strategiche costruiscono un rapporto continuativo, che può diventare parte integrante del posizionamento delle imprese coinvolte.

Vantaggi per entrambe le imprese e per i clienti

Le collaborazioni sono vincenti perché generano benefici concreti non solo per le imprese, ma anche per i clienti.

Per le imprese:

Riduzione dei costi di marketing:

Dividere le spese di comunicazione (flyer, campagne social, eventi) alleggerisce il budget di ciascuna azienda.

Accesso a nuovi pubblici:

Ogni partner porta con sé la propria clientela, che diventa potenziale cliente anche dell’altra attività.

Maggior credibilità:

Allearsi con realtà affini aumenta la percezione di professionalità e affidabilità.

Innovazione e creatività:

Lavorare insieme stimola idee nuove, difficili da realizzare da soli.

Per i clienti:

Esperienze più complete:

Possono accedere a un’offerta più ampia e integrata (es. un pacchetto benessere che combina trattamenti estetici e taglio capelli).

Comodità:

Risparmiano tempo avendo più servizi nello stesso percorso.

Valore aggiunto:

Sentono di ricevere di più, spesso a parità di prezzo.

📌 Case study locale:

In Emilia-Romagna, alcune aziende agricole e agriturismi hanno stretto accordi con piccoli produttori di vino e miele. 

Così, chi soggiorna in agriturismo può vivere un’esperienza enogastronomica completa, mentre i produttori guadagnano visibilità con un pubblico che forse non li avrebbe mai scoperti.

Perché funzionano meglio a livello locale

Le partnership hanno un impatto particolarmente forte a livello territoriale, per tre motivi principali:

1. Prossimità fisica

Le attività locali condividono lo stesso bacino di utenza e la stessa comunità. 

È quindi più facile organizzare eventi congiunti, promozioni in store o attività di cross-selling.

2. Valore della comunità

I clienti percepiscono le collaborazioni come iniziative “di quartiere”, vicine e autentiche. 

Non si tratta di operazioni di marketing fredde, ma di progetti che rafforzano l’identità del territorio.

3. Fiducia reciproca

Le relazioni tra imprenditori locali sono spesso personali: ci si conosce, ci si incontra, si costruiscono rapporti di fiducia che facilitano la collaborazione.

📌 Esempi concreti

A Milano, diverse piccole librerie indipendenti hanno iniziato a collaborare con caffè e bistrot della zona, organizzando letture e presentazioni di libri con degustazioni. 

Il risultato? 

Clienti abituali del bar che scoprono la libreria e viceversa, creando un flusso di pubblico incrociato e fidelizzato.

 

Un altro caso interessante arriva da Bologna: alcune palestre hanno stretto partnership con studi di fisioterapia. 

Il cliente, in questo modo, non percepisce solo un abbonamento in palestra, ma un percorso di salute e prevenzione a 360 gradi.

I benefici delle collaborazioni per attrarre nuovi clienti

Le collaborazioni non sono semplicemente “fare qualcosa insieme”. 

Sono vere e proprie leve strategiche che permettono alle imprese locali di superare limiti strutturali (budget, spazi, risorse) e di competere con realtà più grandi. 

Vediamo in dettaglio i benefici più importanti.

Aumentare la visibilità con costi ridotti

Uno dei vantaggi principali delle partnership è la possibilità di moltiplicare la visibilità senza dover sostenere tutti i costi da soli. 

Ogni attività ha un pubblico già acquisito: collaborando, diventa immediato l’accesso a nuove persone che difficilmente si sarebbero raggiunte con campagne isolate.

📌 Case study:

A Firenze, un piccolo brand di gelati artigianali ha collaborato con una libreria indipendente organizzando “merende letterarie” per bambini. 

La libreria ha promosso l’evento sui propri canali social e tramite newsletter ai genitori, mentre il gelataio ha stampato flyer da distribuire ai clienti. 

Risultato? 

L’evento è andato sold out, con il doppio della visibilità a un costo diviso a metà.

Checklist operativa – Come aumentare la visibilità in partnership:

  • Identifica un partner con pubblico complementare.

  • Stabilisci un calendario condiviso di promozioni ed eventi.

  • Usa i canali di entrambi: social, newsletter, vetrine, volantini.

  • Prevedi una call-to-action unica (es. iscrizione a un evento, coupon condiviso).

Condividere competenze, strumenti e spazi

Collaborare non significa solo dividere i costi di comunicazione: significa anche mettere in comune ciò che ciascuna attività sa fare meglio o possiede.

Competenze:

Un fotografo può aiutare un negozio di abbigliamento a migliorare la presenza online; un nutrizionista può supportare una palestra creando piani alimentari dedicati.

Strumenti:

Due professionisti possono condividere software, database o strumenti di lavoro che da soli sarebbero troppo onerosi.

Spazi:

Condividere un locale per eventi riduce i costi e aumenta le possibilità di attrarre pubblico.

📌 Esempio reale:

A Torino, un coworking ha stretto accordi con formatori digitali indipendenti, mettendo a disposizione le sale in cambio di visibilità e affitto calmierato. 

I formatori hanno avuto un luogo professionale per i corsi, mentre il coworking ha attratto nuovi potenziali iscritti.

Checklist – Come condividere in modo intelligente:

  • Mappa cosa sai fare meglio e cosa possiedi (spazi, strumenti, contatti).

  • Chiedi al partner di fare lo stesso.

  • Incrocia le risorse per capire dove potete integrarvi.

  • Formalizza l’accordo (anche semplice, per evitare incomprensioni).

Creare offerte uniche e più complete

I clienti amano sentirsi coccolati e ricevere soluzioni che semplifichino la vita. 

Le collaborazioni permettono di proporre pacchetti integrati che da soli sarebbero impossibili.

  • Estetista + parrucchiere: pacchetto “Giornata benessere” con trattamento viso e piega, magari con sconto se prenotato insieme.

  • Palestra + negozio sportivo: iscrizione annuale in palestra con buono sconto per attrezzatura.

  • Hotel + ristorante tipico: pacchetto weekend con pernottamento e cena degustazione.

📌 Case study:

A Verona, un’agenzia di viaggi locale ha creato pacchetti con una scuola di cucina tipica. 

I turisti prenotavano il viaggio e, incluso, trovavano un’esperienza culinaria autentica. 

Questo ha differenziato l’offerta rispetto alle agenzie online, con un aumento del 30% delle prenotazioni dirette.

Storytelling breve: pensa a Marta, una cliente tipo. 

Deve sposarsi e vuole sentirsi al meglio. 

Invece di girare tra più negozi, trova un pacchetto “Bridal Beauty” offerto da una parrucchiera e un’estetista insieme. 

Risparmio di tempo, meno stress e la certezza di un risultato coordinato. 

E Marta non solo acquista, ma racconta entusiasta la sua esperienza alle amiche.

Generare fiducia grazie al passaparola

Il passaparola rimane una delle armi più potenti per attrarre nuovi clienti. 

Quando un’impresa raccomanda un’altra, trasferisce parte della fiducia già guadagnata con i propri clienti.

📌 Esempio concreto: un commercialista che collabora con un consulente del lavoro può suggerire i suoi servizi ai propri clienti, aumentando la probabilità che questi accettino, perché si fidano già del consiglio.

📊 Secondo uno studio Nielsen, il 92% dei consumatori si fida delle raccomandazioni di amici e conoscenti più di qualsiasi forma di pubblicità.

Le partnership locali sfruttano esattamente questo meccanismo: quando due attività si “endorsementano” a vicenda, i clienti percepiscono un doppio livello di garanzia.

Checklist – Come stimolare il passaparola in partnership:

  • Crea una promozione con referral (porta un amico e ricevete entrambi un vantaggio).

  • Chiedi ai partner di inserire la tua brochure o biglietto da visita nei loro locali.

  • Prevedi testimonianze incrociate (social post in cui il partner racconta la tua attività).

  • Monitora quante persone arrivano grazie alle segnalazioni.

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Esempi concreti di collaborazioni e partnership di successo

Bar + libreria: eventi culturali e aperitivi letterari

Immagina un piccolo bar di quartiere, solitamente frequentato dai soliti clienti del mattino per caffè e brioche.

Da solo, fatica ad attrarre nuovi visitatori, se non con classiche promozioni.

Ora aggiungiamo una libreria indipendente che desidera farsi conoscere oltre il suo gruppo ristretto di lettori affezionati.

Unendo le forze, organizzano “Aperitivi letterari”: il bar offre drink e finger food, la libreria propone incontri con autori locali o reading tematici.

I clienti del bar scoprono nuovi libri, quelli della libreria trovano un luogo accogliente per socializzare.

Risultato: entrambi guadagnano nuovi clienti, con un investimento minimo.

📌 Case reale: in molte città italiane (Milano, Bologna, Torino) bar e librerie indipendenti hanno adottato questo format, spesso diventando veri punti di riferimento culturali del quartiere.

Estetista + parrucchiere: pacchetti benessere integrati

Un’estetista offre trattamenti viso e manicure, un parrucchiere pieghe e colorazioni.

Entrambi hanno una clientela prevalentemente femminile, con bisogni complementari.

Da soli competono con centri benessere più strutturati, insieme creano un pacchetto irresistibile: “Beauty Day – dalla testa ai piedi”.

Il cliente prenota un’unica esperienza, magari con sconto riservato.

L’estetista guadagna nuove clienti che arrivano dal parrucchiere, e viceversa.

Le due professioniste condividono anche strategie di comunicazione: post congiunti sui social, promozioni legate a eventi speciali (San Valentino, Festa della Donna, matrimoni).

📌 Esempio reale: in diversi piccoli centri dell’Italia centrale sono nati veri e propri “beauty network”, dove professionisti indipendenti creano pacchetti integrati senza bisogno di aprire un grande centro estetico.

Palestra + nutrizionista: percorsi salute e forma fisica

Una palestra può offrire attrezzi e allenamenti, ma senza un corretto piano alimentare i risultati spesso tardano ad arrivare. 

Un nutrizionista, invece, ha le competenze per guidare i clienti verso scelte alimentari consapevoli, ma da solo fatica a trovare persone già motivate.

Unendo le forze, propongono un “Percorso salute 360°”: iscrizione annuale in palestra + incontri nutrizionali periodici. 

Il cliente percepisce un pacchetto completo e personalizzato, le due attività ottengono più iscrizioni e fidelizzazione.

📌 Case study: diverse palestre in Emilia-Romagna collaborano con nutrizionisti e medici sportivi locali.

Non solo aumentano i clienti, ma migliorano i risultati concreti, ottenendo recensioni entusiaste e passaparola positivo.

Negozio di abbigliamento + fotografo: shooting outfit per social

Oggi chi compra moda non cerca solo vestiti, ma anche ispirazione e contenuti per i social.

Ecco perché un negozio di abbigliamento che collabora con un fotografo può offrire un’esperienza nuova: shooting outfit professionali per chi acquista per un certo importo.

La cliente esce dal negozio con abiti nuovi e foto di qualità da pubblicare sui propri canali, aumentando l’entusiasmo e l’orgoglio di condividere l’acquisto.

Il fotografo ottiene visibilità e potenziali nuovi clienti (amici e follower della cliente), il negozio si differenzia dai competitor.

📌 Esempio reale: a Napoli, alcune boutique di moda femminile hanno sperimentato questa formula, attirando giovani clienti molto attive su Instagram.

Aziende B2B: software house + agenzia marketing

Le collaborazioni non riguardano solo i negozi o le attività locali: anche le PMI B2B possono crescere grazie alle partnership.

Una software house che sviluppa e-commerce ha bisogno di garantire ai clienti anche strategie di vendita e comunicazione online.

Un’agenzia di marketing, invece, può attrarre aziende interessate ma senza le risorse tecnologiche necessarie.

Insieme, propongono un pacchetto completo “dalla piattaforma alla promozione”.

Il cliente trova un interlocutore unico per realizzare e far crescere il proprio e-commerce, mentre le due aziende moltiplicano opportunità di business.

📌 Esempio reale: molte agenzie digitali italiane collaborano con sviluppatori freelance o piccole software house.

Non si tratta di concorrenza, ma di complementarità, che rende più semplice vincere gare e proporre soluzioni “chiavi in mano”.

Checklist – Esempi di collaborazioni e benefici

  • Bar + libreria → eventi culturali, aperitivi letterari → visibilità raddoppiata con investimenti minimi.

  • Estetista + parrucchiere → pacchetti beauty integrati → fidelizzazione clienti e offerte più complete.

  • Palestra + nutrizionista → percorso salute → risultati tangibili e passaparola positivo.

  • Negozio abbigliamento + fotografo → shooting outfit → differenziazione e attrazione clienti giovani.

  • Software house + agenzia marketing → pacchetto digitale integrato → più valore percepito e clienti business.

Checklist pratica per trovare la tua collaborazione vincente:

  1. Individua un partner che condivida il tuo target ma non sia concorrente diretto.

  2. Valuta quali bisogni del cliente potreste soddisfare insieme.

  3. Pensa a un’esperienza che sia unica, concreta e facile da comunicare.

  4. Definisci un’offerta chiara (pacchetto, evento, servizio combinato).

  5. Promuovi l’iniziativa sui canali di entrambi, per massimizzare la portata.

Come scegliere il partner giusto per la tua attività

Condivisione di valori e target di riferimento

Cosa verificare

  • Allineamento di valori: qualità, sostenibilità, servizio al cliente, attenzione al territorio.

  • Sovrapposizione e complementarità del target: età, comportamenti d’acquisto, abitudini (es. clienti mattinieri vs serali).

  • Tonalità del brand: comunicazione coerente (formale vs friendly, prezzo medio vs premium).

Come misurarlo

Dai 1 a 5 a ciascun punto: valori (1–5), target overlap (1–5), tono/brand fit (1–5). 

Totale su 15. Soglia consigliata: ≥11 per procedere a un incontro.

Domande pratiche da porre

  • “Quali sono i tre valori chiave del tuo business?”

  • “Chi sono i tuoi clienti ideali? Hai dati demografici o qualche insight?”

  • “Come comunicate sui social e in negozio?”

Errore comune

Ignorare la differenza tra pubblico simile e pubblico uguale: troppa sovrapposizione può significare concorrenza; troppa distanza può rendere la promozione irrilevante.

Analizzare obiettivi comuni e complementarità

Cosa valutare

  • Obiettivi di business di ciascuna parte (aumento lead, vendite immediate, brand awareness).

  • Complementarità dell’offerta: servizi che si aggiungono senza sovrapporsi.

  • Risorse disponibili: budget, tempo, spazi, competenze.

KPI proposti per valutare prima/dopo

  • Nuovi contatti acquisiti (lead)

  • Buoni/coupon riscattati

  • Incremento vendite per promozione (in %)

  • Engagement social (like, commenti, share)

  • Numero partecipanti ad eventi

Errore comune

Non definire obiettivi misurabili: “facciamo qualcosa insieme” è vago e porta a frustrazioni.

Evitare la concorrenza diretta

Indicatori di rischio

  • Offerte sovrapponibili (es. due parrucchieri che promettono gli stessi target e prezzi)

  • Comunicazione che confonde il cliente su chi fa cosa

  • Cannibalizzazione delle vendite

Come prevenire il rischio

  • Preferire partner con offerta complementare, non sostitutiva.

  • Se inevitabile (es. due attività simili che lavorano meglio insieme), definire ruoli chiari e segmenti diversi (es. target over 40 vs under 30).

Errore comune

Accettare subito una grande partnership con un competitor solo per “numeri” — a medio termine può impoverire il posizionamento.

Testare con piccole iniziative prima di allargare la partnership

Approccio “pilota” (consigliato)

  1. Scegli un’idea a basso impegno (evento, mini-offerta, settimana di cross-promo).

  2. Definisci obiettivi e KPI (es. 50 iscritti a evento; 30 coupon riscattati).

  3. Promuovi per 2–4 settimane sui canali di entrambe le attività.

  4. Raccogli dati e feedback.

  5. Valuta: se KPI ≥ target → scala; se < target → analizza cause e ritesta.

Durata suggerita per un test:

4–8 settimane (inclusa promozione + svolgimento + primo monitoraggio).

Metriche da monitorare durante il pilota

  • Numero di partecipanti / clienti acquisiti.

  • Tasso di conversione (visitatori → acquirenti).

  • Costo per acquisizione cliente (CPA) condiviso.

  • Feedback qualitativi (soddisfazione clienti).

Errore comune

Saltare il pilota e lanciare subito una partnership su larga scala senza dati.

Checklist analitica rapida per scegliere un partner (usa un foglio di lavoro)

  1. Valori e mission: allineati? Sì/No → punteggio.

  2. Target: complementare o sovrapposto? (descrivi)

  3. Offerta: complementare? (lista servizi/product)

  4. Risorse disponibili: budget, spazi, tempo (valuta numericamente).

  5. Obiettivi comuni: elencali (brand awareness, vendite, lead).

  6. KPI proposti per pilot.

  7. Rischi principali (concorrente, brand misfit, tempi).

  8. Decisione: procedere con incontro → pilot → partnership strutturata.

Template minimo di accordo per un pilot

  • Oggetto dell’iniziativa (es. “Aperitivo letterario – data XX”).

  • Durata e date.

  • Ruoli e responsabilità (chi promuove cosa).

  • Budget e chi paga cosa.

  • KPI e metrica di successo.

  • Modalità di condivisione dati (es. numero contatti raccolti).

  • Contatto referente per ogni azienda.

  • Clausola di revisione a fine pilot.

Breve sezione: errori da evitare (riassunto)

  • Non mettere per iscritto anche le cose semplici.

  • Pensare solo al volume (numeri) e non alla qualità del pubblico.

  • Non misurare i risultati.

  • Lanciare iniziative troppo complesse al primo tentativo.

  • Scegliere partner solo per “fama” senza verificarne la reputazione.

Mini-storie — come può andare bene (e come no)

Storia che funziona — “Caffè Centrale e La Libreria del Corso”

Caffè Centrale, un piccolo bar vicino al centro storico, stava cercando di riempire i tavolini nel tardo pomeriggio. 

La Libreria del Corso, a pochi metri, faceva fatica a monetizzare le presentazioni serali. 

Dopo un caffè insieme, i titolari idearono una serie mensile di “Aperitivi con l’autore”: la libreria cura gli ospiti e la programmazione culturale; 

il bar fornisce menù a prezzo fisso e un’area dedicata; entrambi promuovono l’evento.

Cosa hanno fatto bene:

  • Hanno testato con tre serate pilota prima di impegnarsi a lungo termine.

  • Hanno definito KPI semplici: numero di partecipanti e vendite extra del bar.

  • Si sono scambiati recensioni e foto da usare sui canali social.

Risultato: aumento del flusso serale del bar del 25% nelle serate degli eventi; la libreria ha venduto più copie degli autori ospiti e ha acquisito iscritti alla newsletter.

Lezione: un pilot ben misurato + comunicazione coordinata = vincente.

Storia che non funziona — “Beauty & Co.: troppa fretta, poca chiarezza”

Due professioniste del beauty, Lisa (estetista) e Sara (parrucchiera), decisero di lanciare un pacchetto “Day Makeover” per le spose: 4 ore di servizi, sconto combinato. 

Perfetto sulla carta, ma nella pratica: non avevano deciso chi gestiva le prenotazioni, come suddividere i pagamenti, né come comunicare ritardi o richieste speciali. 

Dopo qualche matrimonio complicato (sovrapposizioni di orari, clienti confusi su chi contattare), iniziarono liti su incassi e rimborso e il progetto si interruppe.

Cosa è mancato:

  • Nessun accordo scritto; ruoli non definiti.

  • Nessun sistema di prenotazione condiviso.

  • Mancata definizione delle responsabilità per imprevisti.

Lezione: anche il miglior concept fallisce se non c’è organizzazione operativa.

Piccola guida pratica: sequenza operativa per partire oggi stesso

  1. Lista contatti: identifica 5 potenziali partner locali.

  2. Pre-incontro: invia un breve messaggio con una proposta di valore (1 pagina o email).

  3. Meeting in persona: condividi la checklist analitica e proponi un pilot.

  4. Accordo scritto: usa il template minimo per il pilot.

  5. Promozione: prepara materiali condivisi (visual, copy, landing page o modulo RSVP).

  6. Esecuzione e monitoraggio: registra le metriche e raccogli feedback.

  7. Revisione: dopo X settimane, fai il punto: scala, modifica o chiudi.

Cos'è un pilot?

Il termine “pilot” (in italiano: progetto pilota o test pilota) viene usato nel marketing e nella gestione d’impresa per indicare una prova su piccola scala prima di lanciare un’iniziativa più grande.

In pratica:

  • Si parte in piccolo → un evento, un pacchetto promozionale, una campagna congiunta, fatta per un periodo breve o con un numero limitato di clienti.

  • Si misurano i risultati → quanti clienti partecipano, quanto si vende, quanto interesse genera.

  • Si raccolgono feedback → sia dai clienti che dai partner (cosa ha funzionato, cosa no).

  • Si decide se scalare → cioè estendere la collaborazione su più larga scala, oppure correggere la strategia.

🔹  Esempio pratico:
Un bar e una libreria vogliono collaborare.

Invece di firmare subito un accordo annuale per eventi culturali, organizzano 3 serate di “aperitivo con l’autore” in un mese.

Questo è il loro pilot.

Alla fine verificano:

  • Quanti clienti nuovi sono arrivati?

  • Ci sono state vendite extra (drink, libri)?

  • I clienti hanno apprezzato?

Se i risultati sono buoni, possono trasformare il test in un calendario fisso.

👉  In sintesi: un pilot serve per ridurre i rischi, evitare errori costosi e testare sul campo la validità della collaborazione.

Esempio di Mini-Accordo di Collaborazione Pilota

Mini accordo di collaborazione pilota

Tra:
Nome Attività A: ___________________________
Rappresentata da: ___________________________

E
Nome Attività B: ___________________________
Rappresentata da: ___________________________


1. Oggetto della collaborazione

Le parti concordano di realizzare insieme l’iniziativa pilota:
📌 Nome/descrizione: ________________________________________
📌 Periodo di svolgimento: dal //____ al //____
📌 Luogo/canali: _____________________________________________


2. Obiettivi comuni

Le parti concordano che gli obiettivi principali del pilot siano:

  • Aumento visibilità

  • Generazione nuovi clienti

  • Vendite aggiuntive

  • Rafforzamento brand

  • Altro: _______________________________________________


3. Ruoli e responsabilità

  • Attività A si impegna a: ___________________________________________

  • Attività B si impegna a: ___________________________________________

  • Entrambe si impegnano a promuovere l’iniziativa sui propri canali.


4. Costi e ricavi

  • Spese da sostenere: _______________________________________________

  • Modalità di divisione: _____________________________________________

  • Ricavi derivanti dall’iniziativa saranno suddivisi secondo questa modalità: _______________________________


5. KPI e monitoraggio

Le parti misureranno il successo del pilot attraverso:

  • Numero di partecipanti/clienti coinvolti

  • Vendite generate o coupon riscattati

  • Contatti raccolti

  • Feedback dei clienti


6. Durata e revisione

L’accordo ha validità solo per la durata del pilot. Alla conclusione, le parti si incontreranno per valutare i risultati e decidere se:

  • Proseguire con una collaborazione stabile

  • Apportare modifiche e ripetere un nuovo test

  • Terminare la collaborazione


Data: //____

Firma Attività A: ________________________
Firma Attività B: ________________________

Strategie pratiche per creare collaborazioni e partnership vincenti

Co-marketing (flyer, social, newsletter condivise)

Il co-marketing è una delle forme più semplici di collaborazione: due o più attività uniscono le forze per dividere i costi di comunicazione e moltiplicarne l’impatto.

  • Offline: flyer distribuiti con i loghi di entrambe le imprese, locandine esposte in più punti, cataloghi o coupon incrociati.

  • Online: post social con citazioni reciproche, campagne con hashtag condivisi, newsletter inviate alle rispettive mailing list.

🔹 Esempio: una palestra e un negozio di articoli sportivi stampano insieme un volantino con uno sconto reciproco: chi si iscrive in palestra ha il 10% sul primo acquisto nel negozio, e viceversa.

✅ Checklist Co-marketing

  • Decidere messaggio unico e chiaro

  • Creare materiali grafici coordinati (colori, loghi, stile)

  • Stabilire chi si occupa della stampa e chi della distribuzione

  • Pianificare uscite social e newsletter con calendario condiviso

  • Inserire call to action specifica (es. “Mostra il volantino per avere lo sconto”)

Organizzazione eventi congiunti

Gli eventi sono un potente strumento per attrarre clienti e creare community.

Possono essere fisici (nel negozio, in piazza, in uno spazio condiviso) o digitali (dirette live, webinar).

🔹 Esempi:

  • Un bar + libreria → “Aperitivo letterario” ogni primo giovedì del mese.

  • Un negozio di abbigliamento + fotografo → evento “Styling & shooting” per i clienti più fedeli.

  • Un centro yoga + erboristeria → workshop sulla gestione dello stress con assaggi di tisane.

✅ Checklist Eventi congiunti

  • Obiettivo chiaro (nuovi clienti, fidelizzazione, brand awareness)

  • Definizione target (chi vogliamo attrarre)

  • Ruoli e responsabilità (chi porta ospiti, chi fornisce lo spazio, chi gestisce promozione)

  • Pianificazione logistica (location, materiali, staff)

  • Raccolta contatti durante l’evento (moduli, QR code, newsletter)

Pacchetti e offerte integrate

Creare un pacchetto che unisce due servizi complementari dà al cliente la sensazione di ricevere più valore con meno sforzo.

  • Beauty & wellness: parrucchiere + estetista = pacchetto “Total Look Weekend”.

  • Food & cultura: ristorante + museo locale = biglietto + cena tipica.

  • Fitness & salute: palestra + nutrizionista = percorso trimestrale personalizzato.

🔹 Case study: un B&B e un ristorante in collina hanno creato il pacchetto “Weekend relax”: pernottamento + cena tipica + buono spa. Risultato: aumento prenotazioni in bassa stagione e clienti soddisfatti per l’esperienza completa.

✅ Checklist Pacchetti integrati

  • Identificare servizi complementari e non in concorrenza

  • Creare un naming accattivante per il pacchetto

  • Definire prezzo chiaro e divisione ricavi

  • Stabilire durata e validità dell’offerta

  • Creare landing page o brochure congiunta

Sponsorizzazioni reciproche (online e offline)

Una delle strategie più immediate e meno costose: parlare l’uno dell’altro nei propri canali e spazi.

  • Offline: esposizione di prodotti o brochure del partner in negozio; banner condivisi in eventi di quartiere.

  • Online: mention nei post social, condivisione di contenuti, tag reciproci nelle stories.

🔹 Esempio: una gelateria artigianale sponsorizza la nuova linea di torte di una pasticceria vicina, mentre la pasticceria espone i flyer della gelateria per il gelato stagionale.

✅ Checklist Sponsorizzazioni reciproche

  • Scegliere i canali più adatti (Instagram, vetrina fisica, newsletter)

  • Definire frequenza delle sponsorizzazioni (1 post a settimana, flyer per 1 mese, ecc.)

  • Creare messaggio coerente con entrambi i brand

  • Monitorare interazioni/traffico generato

Partnership digitali: guest post, webinar, live Instagram

Le collaborazioni non si fermano al mondo fisico: online ci sono infinite possibilità.

  • Guest post: un ristorante scrive un articolo per il blog di un tour operator sul tema “Cucina locale e turismo esperienziale”.

  • Webinar: un consulente marketing + un commercialista per PMI organizzano una diretta gratuita su come lanciare un’attività online.

  • Live Instagram: un negozio di abbigliamento fa una diretta con un influencer locale per mostrare i look di stagione.

🔹 Vantaggi: amplia la visibilità, aumenta l’autorevolezza, porta nuovo traffico ai siti/ profili di entrambi.

✅ Checklist Partnership digitali

  • Scegliere il formato (articolo, webinar, live)

  • Definire tema rilevante per entrambi i pubblici

  • Stabilire calendario e canali di pubblicazione

  • Promuovere l’iniziativa prima e dopo l’uscita

  • Tracciare i risultati (traffico sito, iscritti, engagement social)

Errori comuni da evitare nelle collaborazioni e partnership tra PMI

Mancanza di accordi chiari su ruoli e responsabilità

Uno degli errori più frequenti è partire con entusiasmo senza chiarire chi fa cosa. 

Spesso le attività si concentrano sull’idea (“organizziamo un evento!”) ma trascurano la parte operativa: chi gestisce le prenotazioni? Chi paga i materiali promozionali? Chi raccoglie i contatti dei clienti?

Quando i ruoli non sono definiti, si creano equivoci, ritardi e frustrazione. 

Un esempio comune è la gestione dei pagamenti: se non si stabilisce in anticipo come dividere i ricavi o le spese, ci si ritrova a discutere dopo, magari davanti ai clienti, dando un’immagine poco professionale.

Comunicazione poco trasparente

Una partnership funziona solo se c’è fiducia, e la fiducia nasce dalla trasparenza. 

Non comunicare chiaramente obiettivi, aspettative o limiti può generare incomprensioni.

Un caso tipico: una palestra e un nutrizionista avviano un percorso salute insieme, ma il nutrizionista non informa che riceverà anche una percentuale sulle iscrizioni alla palestra. 

Quando i clienti lo scoprono, la collaborazione perde credibilità.

Essere chiari fin dall’inizio (anche su aspetti economici delicati) previene malintesi e rafforza il rapporto.

Non valutare i risultati e continuare per inerzia

Un altro errore comune è “andare avanti perché si è sempre fatto così”. 

Se non si misurano i risultati con dati concreti, si rischia di mantenere partnership che non portano più valore.

Ad esempio, due negozi di quartiere continuano da anni a stampare volantini insieme, ma nessuno dei due verifica quante persone li usano davvero. 

Il risultato? Soldi spesi, zero ritorno.

Misurare KPI come nuovi clienti, vendite aggiuntive o iscrizioni alla newsletter è l’unico modo per capire se continuare, cambiare o chiudere la collaborazione.

Scelta di partner non coerenti con il proprio brand

Non tutte le collaborazioni sono buone collaborazioni. 

A volte si sceglie un partner solo perché “conosciuto in città” o perché ha molti follower, ma senza considerare se è coerente con i propri valori.

Un esempio: un’erboristeria che promuove prodotti naturali stringe una partnership con una catena di fast food. 

Il messaggio è contraddittorio e rischia di alienare i clienti più fedeli.

Meglio un partner più piccolo ma allineato, che uno famoso ma incoerente.

✅ Checklist “Errori da evitare” – cosa fare sempre prima di iniziare

  • Mettere per iscritto ruoli, responsabilità e gestione economica.

  • Essere trasparenti su obiettivi, limiti e aspettative.

  • Definire KPI chiari e rivedere i risultati a fine progetto.

  • Valutare la coerenza del partner con il proprio brand e valori.

  • Prevedere un periodo di test (pilot) prima di allargare la collaborazione.

  • Mantenere canali di comunicazione costanti durante tutta la partnership.

🔎 Come riconoscere subito una partnership a rischio: 5 segnali d’allarme

Spesso i problemi si manifestano già nei primi incontri. 

Ecco i campanelli d’allarme a cui prestare attenzione:

1. Promesse vaghe o troppo belle per essere vere

Il partner evita di darti dati concreti o parla solo di “grandi opportunità” senza dettagli pratici.

2. Scarsa disponibilità a mettere le cose per iscritto

Se non vuole firmare un accordo o definire responsabilità, il rischio di incomprensioni è altissimo.

3. Differenze evidenti di valori o stile comunicativo

Quando tu ad esempio punti su qualità artigianale e il partner spinge solo sul prezzo basso.

4. Comunicazione lenta o poco chiara

Se già nelle prime fasi non risponde alle email o evita di confrontarsi, immagina quando ci sarà da gestire i clienti.

5. Focus sul proprio guadagno invece che su benefici reciproci

Un vero partner cerca soluzioni win-win, non solo vantaggi per sé.

👉 Consiglio pratico

Se noti 2 o più segnali insieme, fermati subito e rivaluta la collaborazione: prevenire un problema è molto meno costoso che gestire un fallimento.

Come misurare l’efficacia delle collaborazioni

Una partnership, per quanto entusiasmante, non deve restare solo un’intuizione “a pelle”: va misurata con dati concreti. 

Senza una valutazione chiara rischi di investire tempo ed energie in collaborazioni che non portano reali benefici.

Ecco i principali strumenti e criteri per capire se una collaborazione funziona davvero.

KPI da monitorare (nuovi contatti, clienti acquisiti, fatturato generato)

I Key Performance Indicators (KPI) sono gli indicatori che ti aiutano a tradurre in numeri i risultati della partnership.

I più utili per una PMI o attività locale sono:

  • Nuovi contatti generati → quante persone hanno lasciato la loro email o numero dopo l’evento o la campagna congiunta.

  • Clienti acquisiti → quante persone hanno realmente acquistato da te grazie alla collaborazione.

  • Incremento del fatturato → quanto è stato generato in più rispetto al periodo senza partnership.

  • Traffico al sito o ai social → visite, interazioni, follower in arrivo dall’iniziativa.

📌 Esempio pratico: un bar e una libreria organizzano un aperitivo letterario. Dopo l’evento, misurano: 50 nuove iscrizioni alla newsletter, 20 libri venduti e un aumento del 15% di scontrini medi al bar durante la serata.

Feedback dei clienti come indicatore di valore

I numeri raccontano molto, ma non tutto.

Il valore percepito dai clienti è un indicatore altrettanto decisivo.

Puoi raccogliere feedback con:

  • Questionari brevi post-evento (anche via QR code al tavolo o al banco).

  • Interviste veloci ai clienti abituali (“Ti è piaciuta questa iniziativa?”).

  • Commenti e recensioni online (TripAdvisor, Google, social).

📌 Mini-case: una palestra e un nutrizionista hanno lanciato un pacchetto salute.

Dai questionari è emerso che i clienti apprezzavano molto l’integrazione, ma chiedevano anche consulenze personalizzate online.

Questo ha portato a una nuova offerta digitale.

Valutare il ritorno rispetto agli investimenti

Una collaborazione funziona se il valore generato supera le risorse impiegate. Considera:

  • Tempo: quante ore hai dedicato all’organizzazione?

  • Costi: materiale promozionale, location, personale extra.

  • Risorse intangibili: energia mentale, distrazione da altre attività strategiche.

Formula semplice di valutazione:

👉 ROI Collaborazione = (Benefici ottenuti – Costi sostenuti) ÷ Costi sostenuti x 100

📌 Esempio:

  • Costi per evento (materiale + staff + pubblicità): 500 €

  • Ricavi diretti generati: 1.200 €

  • ROI = (1.200 – 500) ÷ 500 x 100 = 140% → collaborazione vincente.

✅ Checklist operativa per misurare l’efficacia

  • Definisci i KPI prima di iniziare la partnership.

  • Raccogli dati concreti (contatti, vendite, interazioni).

  • Chiedi feedback diretto ai clienti.

  • Valuta i costi (tempo + denaro + risorse).

  • Calcola il ROI e decidi se ripetere, modificare o chiudere la collaborazione.

Checklist operativa per avviare collaborazioni vincenti tra PMI e attività locali

✅ Checklist passo-passo

1. Definisci il tuo obiettivo principale

  • Vuoi più visibilità, più clienti, o rafforzare il brand?

  • Scrivilo chiaramente: ti aiuterà a selezionare meglio i partner.

2. Individua i potenziali partner

  • Attività complementari, non concorrenti.

  • Valuta chi ha un pubblico simile al tuo ma non in competizione diretta.

3. Verifica allineamento di valori e target

  • Stile comunicativo compatibile?

  • Pubblico di riferimento in parte sovrapposto?

  • Etica e reputazione in linea con la tua?

4. Analizza la fattibilità

  • Risorse economiche disponibili.

  • Tempo da dedicare.

  • Competenze e strumenti che ciascuno porta in dote.

5. Concorda i dettagli operativi
  • Ruoli e responsabilità.

  • Modalità di comunicazione (riunioni, report, canali).

  • Budget e ripartizione dei costi.

6. Formalizza l’accordo

  • Anche una semplice scrittura privata o un documento condiviso può bastare.

  • Includi tempistiche, obiettivi e modalità di misurazione.

7. Lancia un test (pilot)

  • Piccola iniziativa di prova prima di investire su larga scala.

  • Valuta la collaborazione in azione.

8. Monitora e raccogli feedback

  • KPI: contatti, clienti, vendite, visibilità.

  • Feedback dei clienti: gradimento, suggerimenti, eventuali critiche.

9. Valuta il ROI (ritorno sull’investimento)

Confronta costi e benefici, anche immateriali (es. reputazione, visibilità).

10. Decidi se continuare o modificare

  • Partnership da ripetere e ampliare?

  • Oppure da rivedere o chiudere?

Conclusione

Ricorda: collaborare significa crescere insieme

Il mondo delle imprese locali e delle PMI non è fatto per chi corre da solo, ma per chi sa unire le forze. 

Collaborare non significa perdere autonomia, ma moltiplicare opportunità: più visibilità, più clienti, più valore per chi ti sceglie.

Invito a sperimentare subito con piccole partnership

Non serve un grande investimento per partire: puoi iniziare con un evento condiviso, un post sui social in co-branding o un pacchetto congiunto di servizi. 

Il segreto è testare in piccolo, valutare i risultati e, se funziona, scalare verso iniziative più strutturate. 

Ogni passo ti aiuterà a costruire relazioni solide e nuove occasioni di business.

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